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Classe 1970, Stefano Romerio, per cominciare
una biografia jazz in modo originale, è nato a Lugano. Formarsi
in Svizzera per il jazz può avere aspetti limitanti, ed ecco che
il nostro raggiunge luoghi e maestri d’altro livello andando negli
Stati Uniti e studiando con riferimenti quali John Abercrombie e Kurt
Rosenwinkel, giovane ma già affermatissimo per via di una cifra
stilistica già solida da tempo, come chi segue questa rivista avrà
avuto modo di sapere già anni fa. Questo lavoro è realizzato
in quartetto e vede Romerio molto piacevolmente alla prova pratica di
una caratteristica che sicuramente i due maestri posseggono tra le loro
principali: la discrezione, la misura. Romerio in alcuni momenti sembra
quasi timido; i suoi interventi sono puliti e sobri, con un sound estremamente
jazzy da elettroacustica e l’intenzione di tenere la voce bassa
in molte circostanze. Perlatro la cosa riesce anche bene per via di un
gruppo che sa fare la stessa cosa, anche se alla fine dell’ascolto
potrebbe sembrare piuttosto che il leader del quartetto sia il trombettista
Russ Johnson, il cui fraseggio fluido, morbido e con punte di incisività
dovute decisamente alle caratteristiche intrinseche del suo strumento
ed alla nettezza del messaggio musicale piuttosto che ad un’aggressività
qui del tutto assente. Ne vien fuori un disco di sano, consistente, gradevole
ed onesto jazz, con la sensazione che Romerio sia un artista capace di
poter crescere e dare di più e meglio ma già capace di non
strafare e di occupare la scena solo quanto basta a non invadere lo spazio
altrui. Pierluigi Zanzi Recensito su Suono n° 398 del 11-2006 Stefano Romerio, mit Jahrgang 1970, hat seine Jazzbiografie originellerweise mit seiner Geburt in Lugano begonnen. Sich in der Schweiz in Jazz ausbilden zu lassen, kann mit Beschränkungen verbunden sein, und so hat der Unsrige Orte und Meister auf höchstem Niveau erreicht, indem er in die Vereinigten Staaten ging und dort mit Anlehnung an John Abercrombie und Kurt Rosenwinkel studierte, jung aber schon überaus selbstsicher durch seinen schon lange soliden stilistischen Schliff, was alle seit Jahren wissen, die unsere Zeitschrift regelmässig lesen. Die vorliegende Produktion wurde im Quartett realisiert und zeigt Romerio sehr angenehm beim Üben einer Qualität, welche die zwei Meister bereits zu ihren obersten zählen: Die Diskretion, das Mass. Romerio scheint in einigen Momenten fast scheu. Seine Einwürfe sind sauber und nüchtern, mit einem extrem jazzigen elektroakustischen Sound und der Absicht, die Stimme an vielen Stellen leise zu halten. Was im Übrigen gut herauskommt dank einer Gruppe die dasselbe zu tun weiss, auch wenn es am Schluss den Anschein erwecken mag, der Leader des Quartetts sei der Trompeter Russ Johnson, dessen fliessende, weiche Phrasierung mit den eindringlichen Momenten entschieden eher vom komplexen Charakter seines Instrumentes und der klaren musikalischen Aussage herrühren, und nicht von einer Aggressivität, der er völlig entbehrt. Daraus entstanden ist eine Scheibe mit gesundem, konsistentem, angenehmem und ehrlichem Jazz, und dem Gefühl, dass Romerio ein Künstler ist, der noch zulegen und mehr und Besseres liefern wird, der aber schon fähig ist, nicht zu viel des Guten zu tun, sondern die Szene nur zu besetzen, wenn er dabei den anderen nicht den Raum wegzunehmen braucht. Pierluigi Zanzi Besprechung in Suono Nr. 398 vom 11-2006 |
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